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Mamma voglio fare l’artista – Le grandi madri di Modigliani, Toulouse-Lautrec e Magritte

Stavo pensando di propinarvi i soliti dipinti sulla maternità per festeggiare le nostre mamme, ma poi ho pensato che forse, sarebbe stato più interessante indagare il rapporto tra alcuni artisti e le prime donne importanti nelle loro vite.

Spesso ci dimentichiamo che dietro a grandi artisti ci siano state (quasi sempre) grandissime madri e che il rapporto tra madri e figli possa influenzare l’opera.
Parlo della madre di Henri de Toulouse -Lautrec che fu sempre presente per il figlio e lo convinse a credere in se stesso e intraprendere la strada di artista.
Della madre di Amedeo Modigliani: forte, coltissima che fondò una scuola e scrisse come ghost writer. Una madre che capì subito l’animo tormentato e meraviglioso del figlio Dedo.
Infine della mamma di Renè Magritte : anima fragile che abbandonó il figlio molto presto lasciando in lui un grande vuoto.
Sono madri totalmente diverse, ma grazie a loro, in un modo o nell’altro , questi 3 artisti sono diventati immensi.
Buona festa della mamma e buona lettura 🌸❤


Eugenia Garsin – una madre forte e sensibile

Modigliani è l’artista maledetto per eccellenza e infatti si racconta che non nacque sotto una buona stella.

Sua madre, Eugenia Garsin a 15 anni aveva rifiutato il matrimonio combinato con Flaminio Modigliani, un commerciante di carbone, zinco e legname, oltre che possidente terriero in Sardegna. Lei apparteneva a una colta famiglia sefardita. Alla fine però, cambiò idea, probabilmente per ragioni economiche.

Prima ho scritto che Amedeo non nacque sotto una buona stella, ora vi racconto il perchè:

Il 12 luglio 1884, mentre Eugenia aveva le doglie, arrivarono degli ufficiali giudiziari per pignorare gli averi del padre. E poiché era prassi non sequestrare ciò che era sul letto di una partoriente, sulle sue coperte era stato ammassato di tutto: Amedeo nacque, si narra, sotto un cumulo di masserizie.

La madre di Amedeo era una donna coltissima e dopo la separazione dal marito se la cavò egregiamente: aprì una scuola nella casa in cui abitavano, fece traduzioni, scrisse critiche e articoli (quasi sempre come ghost writer, poiché gli articoli scritti da donne non li voleva nessuno). Amedeo crebbe circondato di lettere e affetto, e quando inizia a maturare il desiderio di diventare artista, Eugenia (inizialmente titubante) lo appoggia e nel 1896 lo iscrive a diverse lezioni di disegno. Inizialmente la madre non voleva che abbandonasse gli studi, ma riconoscendone il grande talento e la pochissima voglia di studiare, cede e lo manda alla scuola di Guglielmo Micheli che è l’allievo prediletto di Fattori (massimo esponente della storia dei macchiaioli).

Il 10 aprile del 1899, Eugenia annota nel suo diario:

Dedo ha rinunciato agli studi e non fa più che della pittura, ma ne fa tutto il giorno e tutti i giorni con un ardore sostenuto che mi stupisce e mi incanta … il suo professore è molto contento di lui, io non me ne intendo ma mi sembra che per avere studiato solo tre o quattro mesi non dipinge troppo male e disegna benissimo

Trovo, personalmente, che la confessione della madre sia bellissima e soprattutto molto acuta l’osservazione “non dipinge troppo male e disegna benissimo”. Dedo infatti conserverà per tutta la vita l’ardore nel disegno e questa sua indiscutibile dote di disegnatore energico.

Il maestro Micheli capisce immediatamente che il ragazzo è molto talentoso e  lo porta da Giovanni Fattori.

Modigliani con G.Fattori

Ad Amedeo però non interessa dipingere le scene amate dai macchiaioli e Fattori si accorge dell’anima tormentata e ricchissima del ragazzo e gli consiglia, siccome non aveva voglia di studiare, di fare un po’ di viaggi.

Dove?

A Venezia perché nel 1903 c’era una mostra dedicata agli impressionisti e soprattutto a Rodin, poi a Parigi.

Modigliani arrivò in Francia grazie alla madre nel 1906, donna che lo sostenne per tutta la vita.

 


Adeline: anima tormentata

Quando pensiamo a René Magritte, subito ci vengono in mente gli amanti con il volto coperto da un telo, ma vi siete chiesti il perché di questa scelta?

Torniamo indietro, al giorno della sua nascita.

Renè nasce a Lessines, in Belgio, il 21 novembre 1898, in un’ agiata famiglia: suo padre è un mercante e la famiglia si trasferisce spesso. La madre Adeline, però dopo la nascita del figlio cade in una grandissima depressione che nel tempo peggiorerà notevolmente. Infatti il 12 marzo del 1912, di getta nel fiume Sambre a Châtelet e viene ritrovata ormai priva di vita dal figlio, con la testa avvolta dalla camicia da notte.

René Magritte non ha ancora 14 anni e questo particolare rimane impresso nella sua giovane mente ed ora possiamo comprendere il ruolo del lenzuolo. I suoi dipinti si fecero luogo del dramma, per affrontare il dolore e raffigurarlo, chiamarlo per nome, riviverlo.

Per l’artista un modo per esorcizzare e superare il lutto, per noi spettatori un modo per identificarci nelle tele.

Questo perché il lenzuolo non permette una connotazione e un riconoscimento, quindi la persona sotto di esso può essere ognuno di noi e la non identificazione, diventa così, identificazione di tutti. Il lenzuolo inoltre non permette la comunicazione; che rappresenti forse tutte le parole che il pittore non ha mai detto alla madre o l’impossibilità di avere con ella un dialogo? Non lo sapremo mai. L’unica cosa certa è che Magritte amava tantissimo questa donna, seppure debole e lontana e cercherà di inseguire il suo fantasma per tutta la vita.


Adèle de Toulouse-Lautrec: madre presente

Henri Marie Raymond de Toulouse-Lautrec nacque il 24 novembre del 1864 ad Albi, nel palazzo medioevale della famiglia, le cui origini nobili risalivano fino a Carlo Magno.

I numerosi problemi fisici che ebbe nella vita furono dovuti ai matrimonio tra consanguinei nella famiglia. Il padre e la madre di Henri erano infatti cugini.

Henri de Toulouse-Lautrec a 10 anni cade da una sedia e la sua malattia alle ossa si aggrava. Da quel momento passerà il tempo a dipingere la sua grande passione: i cavalli.

Il padre, ozioso e appassionato di caccia, non lo appoggerà mai. Anzi provava disgusto per quella creatura, nata con tutte quelle malformazioni e fragilità. La madre invece, fin da subito rimane incantata dai disegni del figlio e sarà appunto lei ad incoraggiarlo ad intraprendere la carriera artistica.

I genitori di Henri si separano e la madre decide di partire con il figlio a Parigi, nella zona piu ricca: gli Champs Elysees. Il ragazzo nei pomeriggi liberi però si diverte a scoprire i sobborghi della città e fu proprio durante una passeggiata che scopre Montmartre. Si trovava bene con i reietti della società: con le prostitute e i nani dei circhi. Decide allora di salutare la madre e trasferirsi li.

La madre accetterà la decisione del figlio, e i due si separano. Alla fine della sua vita Henri, non troverà più soddisfazione nel suo lavoro e si abbandonerà all’alcol.

Morirà nel 1901 tra le braccia della sua mamma, triste per aver perso una donna che amava, ma stretto dall’abbraccio della prima donna della sua vita e che credette in lui fin da subito.

Spero che questo mio articolo vi sia piaciuto e vi abbia lasciato delle curiosità sulle vite straordinarie di queste anime.

Vi mando un forte abbraccio

 

 

Informazioni sull'autore

Mi chiamo Francesca, foundress di likeitalians.

Sono una studentessa di Storia dell'arte, di quelle che non si prendono troppo sul serio. Leggo libri, scalo montagne, parlo di arte e di culture con spensieratezza. Sono una vagabonda e la nonna da piccola mi chiamava zingara, forse ci ha azzeccato prima di tutti.

Sogno un mondo in cui l'arte possa essere alla portata di tutti e viaggio sempre con le tasche quasi vuote.

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