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San Satiro: il gioiello del Bramante a Milano

Quanti di voi la conoscono? Quanti sanno che l’ingresso è su una viuzza laterale di via Torino? Ecco…io ci ho messo un po’ a capirlo! Non sono abituata alle chiese dal cui retro non intuisci dove sia la facciata! Ma a Milano è abbastanza normale trovare questi “trabocchetti” e forse per questo è così affascinante scoprirne la storia.

San Satiro era il fratello di Sant’Abrogio e la chiesa a lui intitolata è una della chiese più antiche del centro di Milano: la fondazione risalirebbe tra l’868 e l’876, probabilmente nata su una precedente dedicata alla Madonna e per questo si tende a chiamarla Santa Maria presso San Satiro.

Il nucleo originario, dal quale si sviluppa l’intero edificio, è il sacello che porta il nome del santo ed ha al suo interno tutti i segni della sua storia millenaria: affreschi di ispirazione bizantina (purtroppo ne sono rimasti pochi), colonne romane di reimpiego, fino agli interventi “più recenti” a seguito della costruzione del complesso più grande ad opera del Bramante. A lui infatti va il merito di aver reso la chiesa il gioiello rinascimentale nascosto che è una volta ricevuto l’incarico da Gian Galeazzo Sforza nel 1480. Al Bramante si affiancò poco dopo Agostino Fonduli per la decorazione interna. La facciata invece venne inizialmente affidata a Giovanni Antonio Amadeo ma ultimò a mala pena lo zoccolo, dal momento che rinunciò all’impegno probabilmente a causa di divergenze con il Bramante. Il progetto definitivo, in stile neorinascimentale, è del 1871 ad opera di Giuseppe Vandoni.

La pianta della chiesa è particolare, non è la tipica croce latina, la navata centrale ne vede altre 2 laterali e sul lato sinistro del transetto si trova il sacello di San Satiro appena citato. Ma è al centro che avviene la magia perché più ci si avvicina all’altare più si intuisce che c’è qualcosa di diverso….particolare. Il coro e l’abside sono infatti un magnifico gioco di prospettiva! Bramante ha saputo esprimere tutto il suo genio creando una “struttura” che gioca solo sul punto di fuga, sulle modanature in mattone e i cassettoni della finta volta a botte decorati come il resto della chiesa (con l’aiuto del Fonduli), così da creare un’abside che, se fosse reale, sarebbe di circa 10 metri di profondità. Non chiedersi “ma come diavolo ha fatto” è impossibile.

In un’apertura lungo la navata laterale di destra si trova il terzo piccolo gioiello di questo luogo: la sagrestia Bramantesca. Una struttura ottagonale che si slancia verso l’alto, un secondo ordine con un ambulacro scandito da bifore e una cupola priva di decorazioni, da cui entra una luce che infonde calma e tranquillità, caratterizzano questo luogo che ospita il fonte battesimale e capita di sedersi per restare col naso all’insù.

La chiesa apre tutti i giorni fino alle 17.30, ma è visitabile anche durante le giornate del Touring Club Italiano con orario continuato.

Curiosità

E’ l’unica chiesa e parrocchia d’Italia intitolata a questo santo. Le fonti parlano anche di un miracolo accaduto proprio fuori il sacello: la pala della Vergine posta sull’altare maggiore fu sfregiata da uno squilibrato, questa avrebbe sanguinato rendendo così ancora più sacro il luogo.

 

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