5 mostre da vedere assolutamente a Milano

Ormai conoscete benissimo il mio rapporto conflittuale con Milano. Ci sono giorni in cui la odio profondamente e vorrei solo andarmene lontano, altri in cui non vorrei vivere da nessun’altra parte al mondo.

Purtroppo o per fortuna, sono sempre stata una nomade e i giorni in cui amo profondamente la mia città si contano sulle dita di una mano. Ma esistono e sono meravigliosi, sono giorni in cui mi perdo tra le sue vie o scopro qualche mostra proprio bella.

Oggi vorrei parlarti di 5 mostre fighe da vedere assolutamente tra settembre e ottobre.


Out of the blue. 从天 而降 – Viaggio nella calligrafia attarverso Alcantara.

Il palazzo reale di Milano propone una mostra gratuita molto particolare dal 9 settembre all’ 11 ottobre.

Partecipano sei affermati artisti cinesi – Qin Feng, Qu Lei Lei, Sun Xun, Mao Lizi, Zhang Chun Hong, Wang Huangsheng-  combinando la calligrafia tradizionale, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, con le tecnologie più moderne. Il fil Rouge è Alcantara: un materiale di rivestimento a marchio registrato dell’omonima azienda italiana. L’alcantara è un materiale versatile, che qui, viene utilizzato come supporto per una delle più elevate forme artistiche della cultura cinese. La mostra è strutturata attorno un gesto artistico ed estremamente poetico e unisce perfettamente la modernità della digital art all’antica calligrafia.

Si tratta di viaggio breve, ma molto evocativo e soprattutto gratuito. La prenotazione però è obbligatoria e potete farla qui


Ragnar Kjartansson – The Sky in a Room

Chiesa di San Carlo al Lazzaretto
Largo fra’ Paolo Bellintani, 1 – Milano
22 settembre – 25 ottobre 2020

Il progetto è stato pensato per la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano e concepito in seguito allo strano e difficile periodo di quarantena che ha decisamente stravolto tutte le vite. Ogni giorno, all’organo della Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, si alternano cantanti professionisti per eseguire degli arrangiamenti della celebre canzone di Gino Paoli, Il cielo in una stanza, che si ripete ininterrottamente per sei ore al giorno in una sorta di ninna nanna ossessiva e magnetica. Anche qui, la Fondazione Trussardi crea un dialogo tra passato e presente.

Le opere di Ragnar Kjartansson sono caratterizzate da una profonda malinconia e spesso ispirate alla tradizione del teatro e della letteratura nordica del Novecento. Dopo aver passato mesi in compagnia solo di se stessi o in case fin troppo affollate, Kjartansson cerca di creare un amaro memoriale contemporaneo. Anche la scelta della Chiesa di San Carlo al Lazzaretto è importantissima. Si tratta di un luogo la cui storia è legata alla peste del 1576 e del 1630, resa celebre da I promessi sposi di Alessandro Manzoni che cita in più occasioni il Lazzaretto nel romanzo e vi ambienta uno dei capitoli più noti.

Spiega l’artista:

In un certo senso, è un’opera concettuale. Ma è anche una celebrazione del potere dell’immaginazione – infiammata dall’amore – di trasformare il mondo attorno a noi. È una poesia che racconta di come l’amore e la musica possano espandere anche lo spazio più piccolo, fino ad abbracciare il cielo e gli alberi… L’amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana, diceva Oscar Wilde.”


Autografi femminili dalle collezioni dell’Ambrosiana.

La mostra è stata allestita in due sale della Pinacoteca Ambrosiana per l’edizione di Museocity / Museosegreto, dedicata quest’anno alla creatività al femminile. Qui, vengono proposti una serie di documenti – mai esposti fino ad ora- di donne che si sono distinte, ciascuna nel loro campo d’indagine.

Sono esposte delle piccole teche con dattiloscritti e materiale autografo della poetessa milanese Alda Merini, fogli autografi di una delle più importanti matematiche di tutti i tempi, prima donna autrice di un libro di matematica e prima a ottenere una cattedra universitaria di matematica all’Università di Bologna: Gaetana Agnesi. Ed anche qui, in un perfetto dialogo tra antico e contemporaneo, vengono affiancate: la teca con i capelli di Lucrezia Borgia (un po’ strano) e parte del carteggio tra l’umanista veneto Pietro Bembo e la stessa Lucrezia e molte lettere della Monaca di Monza a Federico Borromeo.

Questa piccola retrospettiva, all’interno della Pinacoteca è stata prorogata fino all’11 ottobre e consiglio di passare anche se non è proprio una mostra super low-cost. 

Martedì biglietto speciale € 7.00 per tutti (escluso chi ha comunque diritto alla gratuità)


Queste ultime due mostre hanno bisogno di una presentazione a parte, non solo perché le ho amate moltissimo, ma anche perché si trovano all’interno dello stesso museo e si possono visitare insieme.

Personalmente consiglio di fare il biglietto d’ingresso alle 2 mostre più aperitivo, per un totale di 10€. Il bistrot è una piccola oasi verde nel chiostro della basilica di Sant’Eustorgio e anche se il piattino dell’aperitivo è un pochino nouvelle cousine, si mangia molto bene e i cocktail sono davvero buoni. Matteo ed io siamo usciti davvero soddisfatti ed è stata una piccola “fuga” romantica dal traffico e dal frastuono di Milano.

Inoltre se non avete mai visitato la Basilica di Sant’Eustorgio, consiglio assolutamente di vederla perché è un vero e proprio gioiello della città, ne parlavo in questo articolo.

Ma, bando alle ciance, torniamo alle due mostre.

Gauguin, Matisse, Chagall. La passione nell’arte francese dai musei Vaticani.

Prorogata fino all’ 11 ottobre

In questa piccola retrospettiva si trovano opere di Paul Gauguin, Auguste Rodin, Maurice Denis, Marc Chagall, Henri Matisse e e tanti altri, incentrate sul tema della passione di Cristo. Il museo Diocesano apre un percorso che consente di far luce su diversi aspetti del rapporto fra modernità e tradizione nell’arte e nella Chiesa, fra XIX e XX secolo.

In questi anni gli artisti indagano il rapporto tra arte e chiesa e cercano di raccontare la spiritualità con un linguaggio diverso e moderno, che si stacchi dalla tradizione. Chi mi segue da un po’ sa ormai perfettamente quanto il mio amore per Parigi sia grande incondizionato e questa piccola mostra, mi ha accompagnata in un percorso particolare, esplorando un lato che io spesso – nella società occidentale- trascuro: la fede.

Da agnostica però vorrei riportarvi le bellissime parole di papa Montini, che disse :

l’arte è un luogo nel quale esprimere dubbi, ricercare verità, bellezza e significato, comunicare conoscenze e sperimentare, senza alcuna distinzione o preclusione rispetto alla fede e alla cultura cui apparteniamo. “


Inge Morath. La vita. La fotografia.

Fino all’ 1 novembre

USA. Reno, Nevada. 1960. Set of “The Misfits”. Marilyn MONROE.

Qui parliamo di una Donna instancabile e curiosa, di una grandissima viaggiatrice che nel corso della sua vita ha realizzato reportage fotografici in Spagna, Medioriente, America, Russia, Romania, Cina. Per ora, che non ci è concesso viaggiare in tutto il mondo in serenità, possiamo accontentarci di  assaporare la vita dalle sue meravigliose fotografie a pochi passi da casa.
Nelle fotografie esposte al Museo Diocesano di Milano, si nota facilmente come Inge facesse grande attenzione all’elemento umano, agli atteggiamenti. La sua passione per le culture e per il nuovo le ha permesso di realizzare scatti pieni di vita ed è in grado di raccontare storie intere.

Come lei stessa disse: “Ho amato la gente. Mi hanno permesso di fotografarli, ma anche loro volevano che li ascoltassi, per dirmi quello che sapevano. Così abbiamo raccontato la loro storia insieme”.⠀
Quello della Morath è uno sguardo sincero, senza pregiudizi o barriere e forse, guardare il mondo dai suoi occhi farebbe bene a tutti.

⠀Peace

 

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