Opere d’arte che hanno ispirato il cinema horror

Orbene, dopo anni di pressioni psicologiche da parte di amici per festeggiare la giornata di Halloween, finalmente una gioia e una scusa valida. L’unica felicità che mi abbia donato il 2020, perché si sa.. non si possono fare assembramenti e strane feste mostruosamente a tema; quindi potrò gentilmente far finta di guardare film horror in streaming con amici e Brezelino, abbassando il volume e leggendo un po’. (Stupido da parte mia pubblicare questo articolo prima della festa, ma forse non lo leggeranno).

Ebbene amici, seppur odi in modo quasi viscerale questa giornata e sia fifona come una capretta che difronte al più piccolo pericolo sviene.. ho deciso comunque di scrivere un articolo Halloweenesco. E poi chissà, magari sarete invogliati a guardare qualcuno di questi film.

Capretta come spirito guida di Likei

Avete sentito bene, parleremo di film horror e di tutte le idee che grandi registi hanno preso in prestito alla storia dell’arte.

Iniziamo:

L’uomo pallido, la creatura che ha rovinato la mia infanzia

A dirla tutta, il film di Guglielmo del Toro è considerato un film Fanta/drammatico, ma la verità è che è riuscito a traumatizzare orde di bambocci ignari e stupidi come me. Per questo non mi pento di definirlo UNO DEI FILM PIU’ PAUROSI DI TUTTI I FILM PAUROSI DEL MONDO INTERO!!!

Ma scusate come si fa a non traumatizzare un bambino con “l’uomo pallido”?!

Perché le cose sono due: o il bambino si traumatizza o diventa un pazzo sociopatico che durante la notte mangia i gattini. Pensateci. Comunque aldilà dei miei traumi infantili, Del Toro è un genio e conosce molto bene la storia dell’arte (si, specialmente quella più macabra).

Che Guglielmo del Toro sia un grandissimo regista e sceneggiatore, un grande disegnatore e una tra le menti più creative e geniali tra gli artisti che si occupano di cinema degli ultimi anni è inopinabile.

Il regista, infatti ha affermato di aver osservato attentamente l’opera di Goya “Saturno che divora i figli” per la creazione del mostruoso e terrificante Uomo pallido.

Goya, nelle sue ultime opere abbandona la grazia e compostezza tecnica, per farsi sopraffare da tuti quei mostri e malvagie sensazioni che lo affliggeranno fino i suoi ultimi giorni alla Quinta del Sordo. Qui, sui muri della casa, Goya dipinge Saturno che divora i suoi figli, presentandola come una scena estremamente cruda, in cui la malvagità della figura del carnefice è palpabile. Lo sfondo è totalmente nero, e solo qualche colpo di luce viene utilizzato esaltare i  soggetti, fatta eccezione per il corpo maciullato e sanguinante del figlio, vero punto focale dell’opera. Il corpo morto, perde subito di umanità e diventa semplice oggetto privo di anima.

Il regista messicano, ripropone così nel suo film la scena in cui l’uomo pallido divora le sfortunate creature alate.

Per avere precisazioni in più riguardo a quest’opera particolare puoi guardare il mio igtv.


Fussli, Ken Russel, Kubrick e Rohmer

Gothic di Ken Russell (che ansia questa scena!!) immagina l’incontro tra Byron, Shelley e il Dott. Polidori, da cui nacquero i due personaggi icona Frankenstein e Dracula. Le atmosfere gotiche e horror che aleggiano nel film prendono ispirazione dai quadri del pittore svizzero Joahnn Heinrich Fussli, da cui hanno attinto anche Stanley Kubrik ed Eric Rohmer.


L’arte di Kubrick

Nel film del 1971 “Arancia meccanica“, Stanley Kubrick prende come modello in maniera esplicita la Pop art e la sua esperienza culturale.  A livello compositivo, fotografico e registico  il film è una vera opera d’arte pop. Il tutto è reso con tonalità di colori esplicitamente antinaturalistiche ad evidenziare un contesto fuori dal comune, facendo riferimento alla cultura dei comics. Kubrick prende come esempio anche la “ronda dei carcerati” di Van Gogh, per mettere in scena dell’ora d’aria nel film.

Ma ancora più espliciti sono i rimandi alle sculture Henry Moore e all’arte antropomorfa di Segal: tutti questi riferimenti sono presenti nelle donne-oggetto (tavoli, sedie..) trovate da Alex e il suo gruppo. Altro modello di riferimento nell’arte coeva è, ad esempio, la scultura provocatoria “Princess X” qui sotto di Constantin Brancusi.

Altro film, zeppo di riferimenti artistici forse meno conosciuti, è l’ultimo capolavoro di Kubrick: “Eyes Wide Shut, del 1999. Si trovano riferimenti all’eccentrico Bosch, durante la scena di un’orgia e inoltre gli ambienti decadenti su fondo oro ricordano le opere di Gustav Klimt. Tutti questi riferimenti onirici fanno sprofondare lo spettatore in un viaggio tanto sensuale quanto inquietante e vertiginoso. Il riferimento più marcato è forse quello che richiama le opere di James Ensorin particolare “the intrigue“, a cui Kubrick potrebbe aver attinto per le scene decisamente inquietanti dei personaggi mascherati.


Andrés Muschietti e il “trauma Modigliani” 

Penso che il mostro di IT sia uno dei più terrificanti (dopo l’uomo pallido, sia chiaro), proprio per la sua facoltà di riuscire a trasformarsi in tutto ciò che terrorizzi i ragazzini, per arrivare al suo scopo finale, ovvero mangiarli.

Le sembianze assunte più spesso possono essere il clown Pennywiselupi e lebbrosi. Ma nel nuovo adattamento del romanzo di Stephen King ad opera di Andrés Muschietti, il regista ha un’idea inquietante pescata direttamente da un proprio “trauma” infantile. In una scena, vi è una donna dall’aspetto innaturale che emerge letteralmente da un dipinto appeso nell’ufficio del padre del ragazzo. Stanley è spaventato dall’opera, quindi IT ne approfitta.

Nel corso di un’intervista, il regista ha confessato che l’idea gli sarebbe venuta da un dipinto di Modigliani che i suoi genitori tenevano in casa.

Quella sequenza è una traduzione letterale di una paura infantile molto personale. In casa mia c’era la stampa di un dipinto di Modigliani che trovavo terrificante. E il pensiero di incontrare un’incarnazione della donna in essa mi avrebbe fatto impazzire. [Modigliani] ha realizzato spesso questi ritratti con personaggi allungati. Per lo più, la sua visione della figura umana era con il collo allungato, i volti storti e gli occhi vuoti. Sono così deformati che, da bambino, non li vedi come lo stile dell’artista. Li vedi come mostri.”


Ma quanto ci piace Hopper?

Tanto, il cinema ama il pittore statunitense Edward Hopper e attinge davvero molto spesso dalle sue opere malinconiche e al tempo stesso velatamente macabre e solitarie.Nel film “Psyco” per esempio, Alfred Hitchcock si è fatto largamente influenzare dall’artista per la creazione dell’hotel di Norman Bates. il motel nel quale hanno luogo le vicende è molto simile all’opera ‘House by the Railroad‘. Ritrae un edificio costellato di finestre, a rappresentare la macabra possibilità di essere spiati dall’esterno.

l’opera di Hopper non ha affascinato solo la mente un po disturbata di Alfred, ma anche quella dell’italiano Dario Argento con il suo film “Profondo Rosso”. Il direttore, si ispira alla meravigliosa opera “nottambuli”, per mettere il Blue Bar: il luogo in cui Marc Daly avverte le urla della prima vittima.

Certe volte quello che vedi realmente e quello che immagini si mischia nella memoria come un cocktail del quale tu non riesci più a distinguere i sapori…”


E tu conosci qualche film pauroso che ti ricorda delle opere d’arte? Come festeggerai Halloween quest’anno? Io sono in montagna con mio fratello e mi godrò la serata leggendomi un bel giallo, giusto per rimanere un po’ in tema. Di spaventi, ce ne stiamo prendendo tanti quest’anno, forse troppi. Fate i bravi.

Peace.

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