Storia dell'arte

Il Cristo Velato: tra leggenda e realtà

Fin dalla notte dei tempi le leggende hanno sempre accompagnato la storia dell’uomo, affascinandolo con il loro velo di mistero e intrigo. Sarebbe invero affermare che siano unicamente frutto della stratosferica fantasia umana.

La parola “leggenda” infatti, indica qualsiasi racconto che abbia elementi reali, ma trasformati dalla fantasia. Nascono per celebrare eroi, personaggi o avvenimenti fondamentali per la storia di un popolo, oppure per spiegare qualche caratteristica dell’ambiente naturale e dare risposte a tanti “perché”.

Le leggende quindi, provano a dare spiegazioni e ancora di più creano miti, rivelando molto di più di chi le racconta piuttosto che del protagonista della stessa, ma non voglio addentrarmi in terreni che non mi competono quali la sociologia o la psicologia; limitiamoci all’arte.

E cosa sarebbe anche l’arte, senza alcuna leggenda? Senza intrighi, miti o misteri? Si, si, sarebbe sempre meravigliosa e tutta da scoprire, ma non iniziamo a mentirci su questi schermi e ammettiamolo: perderebbe un po’ di fascino.


Descrizione del Cristo Velato

Quante storie misteriose racconta la bellissima Napoli, quanti magnifici tesori celati che da sempre attirano l’interesse di turisti provenienti da ogni parte del mondo. Tra i suoi capolavori, il Cristo velato è sicuramente uno dei più suggestivi e apprezzati in assoluto.

Realizzata nel 1753 dall’artista napoletano Giuseppe Sanmartino, la scultura era profondamente ammirata già dai suoi contemporanei per la virtuosistica resa del sudario adagiato sul corpo esanime di Gesù.

Giuseppe Sanmartino, Cristo velato, 1753, marmo, 180 x 80x 50 cm.
Giuseppe Sanmartino, Cristo velato, 1753, marmo, 180 x 80x 50 cm. Napoli, ©Museo Cappella Sansevero

Il velo trasparente e impalpabile, ricopre interamente il cadavere, mettendo sotto gli occhi dello spettatore un corpo emaciato, esanime. Il lenzuolo, anziché celare, esalta la fisionomia del volto e le ossa sporgenti.

Ai piedi del trentatreenne sono adagiati i simboli del martirio: la corona di spine, i chiodi e la tenaglia utilizzata per estrarli dal legno.

Dettaglio del Cristo Velato, chiodi e tenaglia
Dettaglio del Cristo Velato, chiodi e tenaglia ©Cappella San Severo

Facciamo i venali

In un primo momento fu Antonio Corradini a ricevere la commissione dell’opera. Lo sfortunato artista però, morì pochissimo tempo dopo, nel 1752. Del suo lavoro, ci perviene solamente il bozzetto di terracotta del Cristo Velato conservato al museo di San Martino.

Il Cristo Velato, bozzetto in terracotta di Antonio Corradini
Il Cristo Velato, bozzetto in terracotta di Antonio Corradini

Il settimo principe di Sansevero, lo scienziato Raimondo di Sangro, si trovò costretto a commissionare l’opera a un altro artista: Giuseppe Sanmartino, per la cifra di 500 ducati.

Si stima che 1 ducato napoletano avesse il potere di acquisto di circa 50€. Sebbene la matematica non sia proprio il mio forte, possiamo affermare con discreta certezza che il nostro Sanmartino si mise in saccoccia un umile gruzzoletto di circa 25.000€.


La storia del Cristo Velato

Nel ‘700 gli artisti iniziarono a mostrare la loro bravura nello scolpire e nel dipingere tramite preziosi virtuosismi e Sanmartino non fu da meno. Oltre a mostrare la sua abilità nella resa realistica del sudario che ricopre il corpo esanime di Gesù, rivelando l’anatomia sottostante come attraverso un velo sottilissimo e trasparente, dimostra soprattutto di saper rendere le emozioni, tirandole fuori dalle viscere.

Il bozzetto di Corradini, fu parziale fonte d’ispirazione alla più celebre opera in marmo raffigurante il Cristo velato realizzata nel 1753 da Giuseppe Sanmartino. I sentimenti tardo-barocchi di Sanmartino imprimono al sudario una significazione e un movimento profondo e decisamente distante dai canoni Corradiani.

La moderna sensibilità dell’artista napoletano scolpisce un corpo senza vita, scarnificandolo e donando al velo un movimento convulso, capace di concedere un profondo tormento, quasi come se il sudario rendesse ancora più evidenti e martoriate le membra e le ossa al di sotto. Il Cristo Velato infonde così una sofferenza sconfinata, richiamando un’atmosfera drammatica e profondamente commovente e allo stesso tempo una morte poetica, ideale, un sonno profondo senza sogni.

L’arte di Sanmartino si risolve in un’evocazione angosciosa, che fa della sofferenza del Cristo il simbolo del destino e del sacrificio per l’umanità.

Scolpito in un unico blocco di marmo, il Cristo Velato, divenne immediatamente famoso e ammirato in ogni dove. Persino Antonio Canova, tenterà invano di acquistarlo. Il virtuosismo e l’efficacia con la quale l’artista scolpì il sudario trasparente e impalpabile, stimolò la fantasia popolare dando origine a una leggenda molto particolare.


La leggenda

Il committente del Cristo Velato era il settimo principe di Sansevero, lo scienziato Raimondo di Sangro. La sua fama di alchimista e curioso sperimentatore fece galoppare la fantasia della popolazione che diede vita a numerose leggende sul suo conto.

Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino. Viaggiatori, artisti e studiosi rimanendo esterrefatti dinnanzi alla leggerezza del sudario infatti lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dal misterioso principe.

Secondo la leggenda il principe, noto anche per i suoi presunti poteri esoterici, era riuscito a rendere un effetto così realistico grazie all’utilizzo di una pozione da lui inventata: una magica sostanza che riusciva a solidificare e marmorizzare molti tessuti.

Oggi sappiamo con certezza che non è così, ma negli anni moltissimi studiosi hanno attribuito a Raimondo di Sagro la paternità del trasparentissimo velo.

In un documento del 16 dicembre 1752, il principe scrive esplicitamente: “E per me gli suddetti ducati cinquanta gli pagarete al Magnifico Giuseppe Sanmartino in conto della statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo…”. E ancora, nelle lettere spedite al fisico Nollet e all’accademico della Crusca Giraldi, il principe descrive il sudario trasparente come “realizzato dallo stesso blocco della statua”. 

La magnificenza e bellezza di questa perla dell’arte barocca consiste unicamente nel genio e nella maestria del suo autore Giuseppe Sanmartino.

Il Cristo Velato di Sanmartino evoca un senso di drammatico mistero tale per cui la leggenda a cui è legato, probabilmente, non morirà mai. Inoltre era intenzione del principe suscitare stupore e meraviglia e soprattutto enigmi attorno ad esso. Sarà lui stesso a dire che quel velo marmoreo era

fatto con tanta arte da lasciare stupiti persino i più abili osservatori


Visitare il Cristo Velato

Come accade con ogni singola opera d’arte, poterla ammirare dal vivo suscita emozioni molto più forti che dal freddo schermo. Se riuscite a fare una tappa a Napoli fermatevi ad ammirarlo e prendetevi del tempo. E non serve essere credenti per accogliere la struggente bellezza di questo meraviglioso capolavoro di arte barocca. Quando passai a Napoli tanti anni fa, vedere il Cristo Velato scatenò in me una baraonda di sentimenti.

Ora, a distanza di anni, ho ancora il magone a ripensare a come mi sia sentita. Mai emozione è più forte per me dinnanzi a determinate opere d’arte. Un tormentassimo mescolone di gioia e dolore, di abbandonata acquiescenza e stoica resistenza. Il primo amore colmo di sogni e speranze e il primo tradimento. Convivevano in me la consapevolezza di essere parte di qualcosa di immensamente grande e contemporaneamente la sensazione di essere la periferia di una città fantasma.

Non trovo parole che possano descrivere meglio le mie emozioni per l’opera a grandezza naturale di Sanmartino, se non queste frasi sconnesse che spero apprezzerai ugualmente.

Qualora dovessi passare per Napoli, segna la Cappella Sansevero come prima e obbligatoria tappa, perchè nonostante i molteplici documenti storici abbiano fatto chiarezza sul Cristo Velato, questa rimarrà sempre un’opera ricca di fascino e con una velata aura di mistero.

Cappella Sansevero © Marco Ghidelli

Informazioni pratiche

Orari di apertura dal 10 giugno 2021
Da giovedì a lunedì: 9.00 – 19.00; Chiuso martedì e mercoledì

Biglietto ordinario: € 8,00; Soci FAI: € 6,00; Ragazzi dai 10 ai 25 anni: € 5,00; Bambini fino ai 9 anni: gratis

Prenotazione 

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